Viviamo la vita pensando che la felicità arriverà solo in un determinato momento. Sarò felice quando avrò l’auto dei miei sogni, quando avrò più soldi oppure quando cambierò lavoro.
Passiamo anni ad aspettare il momento perfetto per essere felici, per avere tutte le situazioni della nostra vita sotto controllo, abbastanza soldi sul conto bancario o una situazione meno stressante.
E se ti dicessi che, nel frattempo, stiamo perdendo molto tempo aspettando situazioni che arriveranno in un futuro prossimo?
Certo, arriveranno. Ma cosa sta succedendo alla nostra realtà? Stiamo perdendo momenti, giorni, settimane e mesi preziosi della nostra vita?

Ho passato anni ad aspettare
Sì, ho passato anni ad aspettare la situazione perfetta, ad avere tutto sotto controllo. Mi sono fatto del male e, forse, ho perso del tempo prezioso.
Mi ripetevo: “Aspetta, Matteo. Aspetta la situazione perfetta. Arriverà presto e potrai passare al prossimo obiettivo.”
Intorno al 2020 ho vissuto sull’isola di Fuerteventura, nelle Canarie.
I primi anni sull’isola sono stati i più entusiasmanti. Poi, poco a poco, quella scintilla si è spenta. Le situazioni non erano più le stesse, avevo un lavoro che non mi rendeva né felice né soddisfatto e mi ero circondato di abitudini strane.
Mi ero cucito addosso una realtà che non era mia.
Continuavo a ripetermi che sarebbe arrivato il momento perfetto per andarmene dall’isola.
Spoiler: quel momento perfetto non è mai arrivato.

Il giorno in cui ho cambiato prospettiva
Un mercoledì mattina mi misi alla guida della mia Volkswagen Polo rossa. Non rossa come il fuoco, ma come la ruggine che la circondava.
Cominciai a guidare senza alcuna direzione. Girai a destra, poi a sinistra, poi imboccai un’altra strada secondaria.
Ero perso. Non solo nei miei pensieri, ma anche sulla strada.
A un certo punto la mia macchinina mi portò davanti a una montagna, vicino al Cardón, nel centro-sud dell’isola.
Era un percorso che amavo fare spesso: un sentiero tra le montagne aride di Fuerteventura che conduce a una piccola cappella scavata nella roccia.
Dopo circa venticinque minuti arrivai alla fine del sentiero.
Mi sedetti.
Guardai il panorama.
E scoppiai a piangere.
Non riuscivo più a vedere la bellezza di quella che era stata casa mia negli ultimi anni. Rimasi in silenzio per diversi minuti. Forse ore.
Il giorno dopo decisi di licenziarmi.
Acquistai un volo di sola andata per l’Italia.
Dopo due giorni un amico comprò la mia auto. Feci le valigie. Regalai la maggior parte dei miei oggetti. Donai la maggior parte dei miei vestiti.
Per la prima volta nella vita mi sentii leggero.
Mi sentivo vivo.

non poteva che essere Don’t Stop Believin’
L’ecosistema dei piccoli gesti
Arrivai a Bergamo senza un piano di vita, con meno vestiti e molto più leggero.
Lì, grazie all’amore della mia famiglia e a una routine che mi ero creato, cominciai a pensare a quale sarebbe stato il mio prossimo passo.

Senza fretta, ovviamente. Meditavo ogni giorno. Andavo in bicicletta nella campagna.
Immaginavo la mia nuova realtà. Chissà, forse in una grande città. Sicuramente fuori dall’Italia.
Due mesi dopo, grazie a quella leggerezza e alla decisione presa senza pensarci troppo, mi ritrovai a Valencia con un lavoro a tempo indeterminato, una nuova vita, nuove abitudini e, ancora una volta, circondato dall’amore.
Fu proprio lì che mi resi conto di una cosa. La felicità vive nei piccoli gesti.
Ogni passo che fai è come un ruscello che si unisce a un altro, e poi a un altro ancora.
Alla fine, senza accorgertene, hai creato un torrente. Cominciai a vivere con più consapevolezza.
Cucinavo con tutto me stesso. Facevo tanto sport. Valencia mi invogliava a camminare. Mi spostavo quasi esclusivamente in bicicletta e a piedi.
Con il tempo mi ero creato un ecosistema di micro-abitudini, di piccoli gesti.
E mi resi conto che proprio quell’ecosistema era alla base della mia felicità.
Nessuna di quelle abitudini, presa singolarmente, ha cambiato la mia vita. È stato il loro insieme a trasformare la mia quotidianità.
Secondo me è proprio questo il punto. Rendersi conto della propria situazione.
Prendere una decisione. E costruire una realtà fatta di un ecosistema che ci faccia stare bene.

Cosa è cambiato nella mia quotidianità
Grazie a questo ecosistema sono cambiate moltissime cose nella mia vita.
Mi sono circondato di ancora più amore, di situazioni importanti e di un lavoro che mi permette di viaggiare e costruire fondamenta solide.
Ogni giorno cerco di alimentare il mio ecosistema.
- Niente telefono appena sveglio.
- Faccio journaling al mattino.
- Pratico la gratitudine.
- Alimento il mio corpo in modo sano.
- Cerco di camminare e fare sport.
- Leggo libri che mi ispirano.
- Ascolto podcast che mi aiutano a imparare qualcosa di nuovo.
- Cerco di vivere con più consapevolezza.

La felicità è un ecosistema
Non importa dove ci troviamo. Non importa in quale parte del mondo ci sentiamo persi.
L’importante è renderci conto della realtà, prendere una decisione e iniziare a costruire un ecosistema di micro-abitudini che ci faccia stare bene.
Per me, questo è il modo migliore di vivere una vita piena.
E tu?
Qual è il primo piccolo gesto che vorresti aggiungere al tuo ecosistema quotidiano?


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