Nel 2016 l’azienda dove lavoravo mi offrì un contratto per andare a fare una stagione turistica in un hotel a Marrakech. Non conoscevo il Marocco. Feci qualche ricerca online, vidi l’hotel, la città e poco altro.

Valigia pronta.

Direzione Marrakech.

Dopo circa due ore di volo arrivai all’aeroporto più caotico che avessi mai visto.

Ero vestito in modo semplice ma abbastanza formale, con tante idee in testa, curiosità e dubbi. C’era gente che correva a destra, gente che urlava a sinistra, e il poliziotto che mi controllò il passaporto aveva un faccione allungato, incavolato con il mondo.

Controllo fatto, uscii dagli arrivi per cercare l’autista che mi avrebbe portato in hotel.

Dopo circa trenta minuti di caos e schiamazzi lo trovai e arrivai in hotel sano e salvo.

Marrakech mi accolse con una sola sensazione:

caos.

Pensavo che avrei passato sei mesi cercando di sfuggirgli. In realtà sarebbe stato proprio lui a insegnarmi qualcosa.

marrakech city
La catena montuosa dell’Atlas che abbraccia la città

I primi giorni

Cominciai a lavorare nell’hotel.

Mi abituai facilmente ai cibi piccanti e speziati, un po’ meno alla sensazione di caos che respiravo ogni giorno.

Quella sensazione potrei descriverla come un personaggio immaginario. Tornava a importunarmi varie volte al giorno.

Per abituarmi al caos ci volle tempo.

Passò la prima settimana di lavoro e, nel mio giorno di riposo, decisi di utilizzare la navetta dell’hotel per andare a visitare la città. Durante il tragitto vidi un mondo completamente diverso.

La differenza tra l’hotel cinque stelle in cui lavoravo e la vera Marrakech era enorme. I bambini giocavano felici con un pallone fatto di pezze vicino alla strada principale, con vestiti rotti e scarpe usurate.

Eppure erano felici.

medina marrakech
Alberi di buganville che spuntano

La navetta mi lasciò appena fuori dalla medina.

Il mio amico “caos” passeggiava con me, mano nella mano, tra le strade trafficate e polverose. Ma cosa nasconde questa città?

Cosa vuole dirmi il mio amico caos?

medina porta oro marrakech
Find the gold into the darkness

Il ritmo

La gente sorrideva, guidava velocemente, quasi come in Fast & Furious: Marrakech Edition.

Camminando e osservando i vicoli della città arrivai a Jemaa el-Fna, la piazza principale di Marrakech.

jemaa el fna

La piazza è enorme.

Ci sono bancarelle che vendono prodotti tipici, succo d’arancia fresco, incantatori di serpenti, suonatori ambulanti, acrobati. Tutto nello stesso luogo. Da lì sentii una sensazione strana.

Cominciai ad abbassare la guardia e ad avvicinarmi a questa meravigliosa città.

Passai ore a osservare le bancarelle e a schivare i cobra. Mi sentivo stranamente incuriosito.

Era una situazione che non avevo mai vissuto prima. La piazza è anche il punto di partenza per entrare nei souk della medina di Marrakech, una delle più grandi al mondo.

Un collega dell’hotel mi disse che il modo migliore per visitarla era perdersi.

Lo ascoltai.

Cominciai a camminare tra i souk colorati. Sentivo il profumo del cuoio. Montagne di spezie disposte a forma di cono. Bazar pieni di souvenir. Ceramiche ovunque.

Ero nel mio mondo.

I miei sensi erano al settimo cielo.

souk marrakech spezie
Un erbolario tipico nel Souk

Dopo aver camminato a lungo, sentii un certo languore. Vidi il cartello di un ristorante familiare al secondo piano di un edificio.

Salii le scale e mi resi conto che non era un secondo piano.

Forse un terzo. O forse un quarto.

Quando arrivai, una vista meravigliosa della medina si aprì davanti ai miei occhi.

Fu lì, davanti a un cous cous con manzo e prugne, che mi resi conto di quanto quella città avesse da insegnarmi.

vista medina

Le piccole cose che mi hanno cambiato

Passarono i giorni.

Il duro lavoro in hotel si faceva sentire.Ma non vedevo l’ora di tornare in città per visitarla in ogni suo angolo.

Durante quei sei mesi mi creai le mie micro-abitudini.

Bere il tè alla menta.

La bevanda simbolo della città. Secondo la tradizione locale favorisce la digestione, rinfresca e rappresenta un profondo gesto di ospitalità.

te alla menta

L’hammam.

L’esperienza dell’hammam a Marrakech è un vero rituale di purificazione. Vapore caldo, sapone nero all’eucalipto, guanto di Kessa, argilla Ghassoul.

Molto spesso tutto termina con un massaggio all’olio di argan e un buon tè alla menta.

hammam marrakech

Le visite storiche:

  • Marrakech è ricca di monumenti e musei.
  • La Madrasa di Ben Youssef.
  • Il Palazzo Bahia.
  • Le Tombe Saadiane.
  • Il celebre Jardin Majorelle.

La città riesce a unire perfettamente l’architettura islamica tradizionale con l’arte e il design contemporaneo.

majorelle marrakech

Se chiudo gli occhi, ricordo…

Se chiudo gli occhi sento ancora il profumo delle spezie che invade la città.

L’aroma del cuoio che pervade tutta la medina.

La gente del posto, sempre con un sorriso stampato sul viso, pronta ad aiutarti e a consigliarti.

Mi resi conto che Marrakech mi aveva insegnato molto.

Il caos mi aveva guidato a rallentare. Ad abbassare le spalle. A rilassarmi.

A prendermi cura di me attraverso le mie micro-abitudini.

I tramonti che vidi su Jemaa el-Fna entrano ancora oggi nella top 3 dei più belli della mia vita.

All’ora del tramonto la piazza assume un colore rosso fuoco, mentre la musica dei suonatori ambulanti riempie l’aria.

Solo a pensarci ho la pelle d’oca.


Informazioni pratiche

Le stagioni migliori per visitare Marrakech sono la primavera (da marzo a maggio) e l’autunno (da settembre a novembre). Il clima è piacevole e permette di esplorare la città a piedi senza il caldo intenso dell’estate.

La cucina di Marrakech è un trionfo di spezie, profumi e sapori agrodolci.

Se dovessi consigliarti alcuni piatti, ti direi di non perdere:

  • Tajine
  • Tanjia Marrakchia
  • Cous cous tradizionale
  • Pastilla
  • Harira

Per quanto riguarda l’alloggio, puoi scegliere tra il fascino autentico della Medina oppure la comodità della città nuova, nelle zone di Gueliz e Hivernage.


Chiusura

Forse tutti abbiamo bisogno di un luogo che, almeno una volta nella vita, ci ricordi che rallentare non significa perdere tempo.

MATTEO CUOREVIVO MARRAKECH

È vero, Marrakech mi ha preso alla sprovvista.

Ma mi ha aiutato a rallentare, a togliere gli schemi che mi ero costruito e che, in parte, la società aveva alimentato.

È un luogo che porterò sempre nel cuore.

Qual è quel luogo che, ancora oggi, continua ad abitare dentro di te?


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